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  • [LA FORTUNA NON DONA MAI, PRESTA SOLTANTO.]
  • [Il coraggio è resistenza alla paura e dominio della paura.]
  • [Gli ottimisti danno il benvenuto al futuro, i pessimisti lo temono.]
  • [ABBIAMO SCOLPITO IL NOSTRO CARATTERE, ROBUSTO COME UNA QUERCIA SECOLARE, PRONTI A SOPPORTARE I COLPI D'ASCIA DELLA VITA.]
  • [NON CERCARE UNA COLPA. TROVA UN RIMEDIO.]
  • [NON ASPETTARE IL MOMENTO OPPORTUNO. CREALO.]
  • [SUCCESS IS NOT GIVEN, IT IS EARNED.]
  • [IL LAVORO NON SI CERCA, SI CREA.]
  • [è DIFFICILISSIMO PARLARE MOLTO SENZA DIRE QUALCOSA DI TROPPO.]
  • [MEMENTO AUDERE SEMPER.]
  • [IL FUTURO è UNA CONQUISTA NON UN REGALO.]
  • [La coerenza è il fondamento della virtù.]
  • [THE BEST IS YET TO COME.]
  • [La massima saggezza confina con la più grande follia.]
  • [Il progresso si deve alla forza delle personalità, non dei principi.]
  • [è UN PECCATO IL NON FARE NIENTE COL PRETESTO CHE NON POSSIAMO FARE TUTTO.]
  • [Le strade della lealtà son sempre rette.]
  • [PIù I SOGNI SONO GRANDI PIù è GRANDE LA FATICA.]
  • [LA STESSA TENACIA DELLA GOCCIA CHE SCAVA LA PIETRA.]
  • [LA FORTUNA NON ESISTE, LA COSTRUIAMO NOI OGNI GIORNO.]
  • [FALL SEVEN TIMES, STAND UP EIGHT.]
  • [IF YOU CAN DREAM IT, YOU CAN DO IT.]
  • [FAILING TO PLAN IS PLANNING TO FAIL.]
  • [SE AGGIUNGI POCO AL POCO - MA DI FREQUENTE - PRESTO IL POCO DIVENTERà MOLTO.]
  • [CREDERCI SEMPRE, ARRENDERSI MAI.]
  • [Il vostro tempo è limitato, quindi non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. Siate affamati, siate folli!]
  • [VOLERE è POTERE.]
  • [QUALITÀ SIGNIFICA FARE LE COSE BENE QUANDO NESSUNO TI STA GUARDANDO.]
  • [NON LA FORZA, MA LA COSTANZA DI UN ALTO SENTIMENTO FA GLI UOMINI SUPERIORI.]

Il venditore è il mestiere più difficile e complesso. Ma molti non lo sanno.

Il venditore è il mestiere più difficile e complesso. Ma molti non lo sanno.

Perché molte aziende hanno organizzazioni di vendita poco performanti? Perché non sanno cosa significhi esattamente essere un venditore professionale.

Da sempre il mestiere del venditore viene sminuito, sottovalutato, bistrattato. Ma sono le aziende per prime a non avere la consapevolezza di quanto difficile e complessa sia questa professione, impegnandosi così scarsamente in una seria attività di recruiting e formazione di queste figure. Così troppo spesso il venditore viene “riciclato” da funzioni in esubero, (“se vuoi restare, puoi provare a fare il venditore”); oppure reclutato fra candidati scarsamente qualificati, che vedono l’attività di vendita come parcheggio temporaneo, o come “ultima spiaggia”.

E come spesso accade ci troviamo di fronte ad una predizione che si autoavvera. Se recluto e utilizzo una forza di vendita scarsamente preparata e senza una attitudine specifica per questa professione, i risultati saranno inevitabilmente scadenti.

I datori di lavoro più “illuminati”, consapevoli che il buon venditore non si identifica con il bravo “imbonitore” li spediscono a frequentare un corso di tecniche di vendita, o di tecniche di chiusura della trattativa. Iniziativa lodevole, ma di certo non esaustiva per costruire una figura professionalmente efficace.

E vorrei quindi sottolineare qui la varietà di competenze che devono rientrare nel bagaglio di un buon venditore, specialmente in una vendita “B to B” a differenza di altre funzioni aziendali più semplici e monotematiche.

- Perfetta conoscenza della propria offerta, e di quella della concorrenza, sia dal punto di vista merceologico sia dal punto di vista commerciale. Caratteristiche tecniche, benefici per il cliente, punti di forza e, punti di debolezza.

- Capacità di analisi. Per effettuare una corretta qualificazione dei prospect, individuare gli attori del processo decisionale, monitorare la situazione di mercato, l’offerta e le strategie dei concorrenti e tanto altro ancora.

- Capacità organizzative e di gestione del tempo. Non solo nella preparazione del giro visite, ma nell’assegnazione delle priorità fra i vari clienti, nel dedicare il tempo adeguato alle attività di pianificazione, CRM e backoffice.

- Abilità di ragionamento numerico. L’offerta spesso si compone di numerosi elementi monetari, finanziari, temporali e logistici che contribuiscono in egual misura alla convenienza economica globale della trattativa. E talvolta ci si trova nella condizione di dover fornire una replica in tempo reale

- Capacità di utilizzo della sfera emotiva e della comunicazione interpersonale (sia nella parte verbale sia nella metacomunicazione). La vendita, dove non sia ancora subentrata la transazione on-line (Amazon, Ebay), resta ancora un rapporto fra persone, dove il triangolo aristotelico “logos, ethos e pathos” resta ancora valido.

- Capacità di negoziazione e finalizzazione. Spesso se non si è “venditori d’assalto” si pensa di avere svolto la propria funzione una volta che il cliente è stato informato adeguatamente sulla propria offerta, lasciando allo stesso la responsabilità di decidere. Giocando quindi un ruolo di sola consulenza. Ma anche se in modo etico resta pur sempre al venditore il ruolo di “chiudere”, costruendo una trattativa che sia il più possibile “win-win”, per porre le basi di una proficua relazione di lungo periodo. Avendo la giusta sensibilità per conoscere i propri limiti di negoziazione, e quelli della controparte.

- Sensibilità sul CRM. Sia la gestione del patrimonio di informazioni attinenti al cliente e alla trattativa, sia le attività post vendita per la sua fidelizzazione richiedono una dedizione che deriva da un’adeguata cultura su queste tematiche. La maggior parte dei commerciali non è realmente consapevole del grande valore delle informazioni raccolte e archiviate su ogni singola trattativa.

- Infine, ma sicuramente non meno importante, il venditore a differenza della maggior parte degli altri ruoli aziendali deve essere dotato di grande resilience. L’insuccesso, la trattativa persa sul filo di lana, il target sfuggito all’ultimo momento fanno parte degli eventi presenti nella vita anche dei migliori. E da queste situazioni si deve avere la forza di risollevarsi.

Se guardiamo la nostra realtà quotidiana, anche in questo caso, come in tanti altri, non resta che prendere atto della visione miope di molte aziende, convinte che il recupero di redditività passi attraverso una riduzione dei costi, e non attraverso lo sviluppo delle proprie risorse. E questo nonostante siano visibili sul mercato fulgidi esempi di aziende virtuose, che grazie agli investimenti sulla propria forza vendite hanno migliorato sensibilmente la loro immagine, la loro quota di mercato e di penetrazione sui clienti e di conseguenza la loro redditività.

Aggiungo, per correttezza, che questo dipende anche dalle soluzioni proposte da molti operatori: un corso di vendita in pillole, che ormai si può seguire tranquillamente e gratuitamente on line, e non un percorso attraverso il quale l’azienda viene seguita lungo tutto il percorso articolato di sviluppo della sua organizzazione commerciale: dalle modalità di recruiting, all’inserimento della risorsa, alla sua corretta motivazione ed incentivazione che ne garantisca non solo la crescita, ma anche la permanenza all’interno dell’organizzazione.

Il verbo inglese “nurture” non è facilmente traducibile in italiano, ma rende perfettamente il concetto: prendersi cura, coltivare, nutrire, favorire lo sviluppo.

Seguendo questa strada i risultati inevitabilmente si vedranno. Magari non il giorno dopo, ma per lungo tempo.

CONVENZIONE CON L'UNIVERSITA' "LUM JEAN MONNET"

Lo stage, o tirocinio formativo e di orientamento, è un periodo di formazione rivolto a studenti durante il percorso di studi (tirocinio curricolare), ai neolaureati entro 12 mesi dal conseguimento del titolo (tirocinio extracurricolare) e ai laureati in stato di disoccupazione/inoccupazione (tirocinio di inserimento/reinserimento lavorativo), presso aziende, enti pubblici e professionisti. Può essere previsto obbligatoriamente dal regolamento del corso di laurea, oppure essere svolto facoltativamente.
Lo stage può avere una durata massima di 12 mesi per gli studenti e 6 per i neolaureati/laureati.
Uno stage coinvolge tre soggetti: lo stagiaire, il soggetto promotore e quello ospitante, ovvero l'azienda o l'ente. Nel percorso formativo entrano anche il tutore universitario, ovvero un docente dell'Ateneo, e il tutore aziendale (non necessariamente coincidente con il rappresentante legale), che guidano e seguono lo stagiaire nello svolgimento del compito previsto.

CONVENZIONE: stabilisce un rapporto di collaborazione grazie al quale un’azienda/ente ha la facoltà di ospitare stagiaire. Viene redatta soltanto in occasione del primo stage ospitato e stabilisce una convenzione "quadro" tra l'Università ed il soggetto ospitante. Deve essere firmata dal Rappresentante legale e ha durata quinquennale.

 

IL NOSTRO CEO TRA I DS PIU' GIOVANI D'ITALIA

“L’uomo che combatte non perde mai” il titolo della sua tesi.

UFFICIALIZZATI I NUOVI DIRETTORI SPORTIVI
 
FIRENZE, 22 maggio 2017 – Sono stati ufficializzati dal Settore Tecnico i nuovi Direttori Sportivi abilitati, che hanno frequentato a Coverciano il corso ad indirizzo amministrativo.
Il corso, inaugurato lo scorso 20 febbraio, ha avuto un programma di 144 ore di lezione mirate a formare la figura professionale del segretario sportivo.
Alla luce dei risultati delle prove finali, i tre migliori neo-abilitati hanno ottenuto una borsa di studio ciascuno e nello specifico sono stati Gianpaolo Bellini, Davide Guglielmetti e Simona Migliorini.
 
Di seguito, l’elenco di tutti i nuovi Direttori Sportivi abilitati:
Giorgio Abeni, Dario Vincenzo Aduasio, Lorenzo Ballero, Alessandro Bedin, Gianpaolo Bellini, Loris Bolzoni, Silvia Canfora, Michele Capovilla, Tommaso Corselli, Filippo Marra Cutrupi,  Guglielmo Maria De Feis, Dario Della Corte, Simone Farina, Napoleone Giuseppe Fichera, Diego Foresti, Paolo Galli, Loris Gervasi, Davide Guglielmetti, Davide Iorio, Umberto Italiani, Luigi Larizza, Kevin Marulla, Tommaso Mattioli, Emilio Miele, Simona Migliorini, Emanuele Mario Passanisi, Francesco Pepe, Manuel Ravelli, Marco Ravelli, Alessio Savia, Riccardo Scarzella, Marco Antonino Scianò, Nicola Siggillino, Matteo Tagliacarne, Davide Teti, Fabrizio Vitagliano, Francesco Xausa, Mirco Zardini e Ivan Zauli.
 

PHARMAEXPO: TUTTO PRONTO PER LA NONA EDIZIONE

PHARMAEXPO: TUTTO PRONTO PER LA NONA EDIZIONE

La Nona edizione di Pharmexpo avrà luogo dal 25 al 27 novembre 2016 alla Mostra d'Oltremare di Napoli. L'unica manifestazione dedicata all'industria farmaceutica del centro sud Italia, in grado di mettere in contatto tra loro un'altissima concentrazione di titolari di farmacie, parafarmacie, studi medici ed aziende farmaceutiche.

Pharmexpo, tra gli eventi di maggiore attrazione in Italia nel settore B2B farmaceutico, è realizzata in stretta collaborazione con FOFI, Federfarma e con la Facoltà di Farmacia per una interdisciplinarità ideale.

La collaborazione con la Regione Campania e con il Servizio Sanitario Nazionale permette azioni specifiche su ricerca, formazione ed innovazione, unitamente ad azioni commerciali e di marketing. Pharmexpo conta quasi 200 espositori e circa 14.000 visitatori professionali, con numeri sempre in crescita.

Anche quest'anno ci sarà la presenza attiva di Federfarma e dell'Ordine dei Farmacisti (e dei Medici) e delle Facoltà di Farmacia di tutte le principali città del centro sud Italia, la presenza di farmacisti sarà quindi più consistente e con provenienza geografica più eterogenea.

Durante la manifestazione saranno effettuati decine di Corsi ECM con accesso a Crediti FAD in collaborazione con la FOFI e Fedefarma e con la presenza garantita di migliaia di farmacisti e medici.

 

PADIGLIONE 6

STAND 657

 

CIBUS: Benessere e hi-tech, nuove tendenze cibo in mostra

Dal 9 al 12 maggio a FIERE PARMA

CIBUS: Benessere e hi-tech, nuove tendenze cibo in mostra
Il 18/o Salone internazionale dell'alimentazione 'Cibus', che aprirà i battenti a Fiere di Parma lunedì 9 maggio (e fino al 12) si profila da record, con tremila espositori (+11% rispetto allo scorsa edizione) e 70 mila visitatori attesi. Gli espositori hanno puntato forte sull'innovazione di prodotto: mille le novità in mostra, in gran parte legate alle crescenti esigenze salutiste dei consumatori.
Tanto prodotto biologico, che va dalla pasta al thè freddo, ma anche tante proposte pensate per chi soffre di celiachia e intolleranze in genere, nonché per la crescente platea dei vegani. Per non parlare della nuova sezione dedicata ad un altro settore food in crescita, quello del cibo a certificazione halal/kosher (e a Parma, tra l'altro di recente nominata città creativa Unesco per la gastronomia, non poteva mancare il parmigiano reggiano autenticamente kosher).
Ma la manifestazione organizzata da Fiere di Parma e Federalimentare, che sarà inaugurata lunedì prossimo alle 12 dal ministro delle politiche agricole Maurizio Martina, con prologo nel World Food Research and Innovation Forum al centro congressi Niccolò Paganini di Parma (fino al 10), svelerà anche i nuovi scenari del 'cibo tech' e delle opportunità crescenti offerte tra l'altro allo 'smart consumatore', con un convegno che illustrerà appunto i nuovi dispositivi per venire incontro alla spesa del cliente con smartphone inviando all'istante, mentre sosta davanti agli scaffali, messaggi che illustrano meglio caratteristiche e offerte commerciali del prodotto davanti a lui.
 

COSMOFARMA 2016

BOLOGNA 15 - 17 APRILE

COSMOFARMA 2016

SU INVITO DI: ADUASIO CONSULTING - INCAP

 

PADIGLIONE: 36                                                

 

STAND: G/3

 

CODICE INVITO: C4NGE7M

 

 

PRE - REGISTRATI ___ QUI

''Smart working'', possibile in sempre piu' aziende

Barilla, entro il 2020 lavoro flessibile per tutti gli impiegati

''Smart working'', possibile in sempre piu' aziende

Prende piede in Italia lo smart working, una nuova forma di telelavoro che permetterà ai dipendenti di svolgere la loro attività in modo più flessibile, ad esempio da casa, per via telematica. Lo smart working, secondo un rapporto della School of management del Politecnico di Milano, è diffuso soprattutto tra le aziende dell'alimentare e dell'Ict. E tra i grandi gruppi c'è chi ci scommette seriamente come è il caso di Barilla che ha cominciato ad offrire questa opportunità di lavorare da casa già nel 2013 e ora pensa di estenderla a tutti gli impiegati entro il 2020. Fino ad oggi, su 1600 dipendenti coinvolti dal progetto, circa 1.200 (oltre il 74%) hanno usufruito dell'opportunità. La modalità dello 'smart working' consente di lavorare fuori dai locali aziendali, anche per un solo giorno a settimana, attraverso i dispositivi elettronici con lo stesso stipendio e la stessa copertura assicurativa di chi invece le canoniche otto ore d'ufficio le passa alla scrivania. "Smart working per Barilla significa tre cose - afferma Alessandra Stasi, responsabile Organization & People Development - In primo luogo, lavorare dovunque, comunque e in qualunque momento. E in secondo luogo vuol dire utilizzare gli spazi in un modo diverso: abbiamo lavorato molto nelle varie sedi per riorganizzare gli uffici intorno alle attività di collaborazione, di comunicazione, di concentrazione individuale, che oggi possono essere fatte anche da remoto. Il terzo aspetto sono le tecnologie digitali". Il progetto di Smart Working in Barilla è aperto a tutti gli impiegati. Tuttavia - sottolinea il gruppo -, esiste una maggiore propensione al suo utilizzo da parte delle donne tra 30 e 55 anni e da chi effettua un tragitto casa-ufficio mediamente lungo. La propensione all'utilizzo invece decresce con l'aumentare dell'età: la fascia più giovane è quella che la utilizza meno. Sempre nel settore alimentare Nestle' ha ricevuto una menzione speciale agli Smart Working Awards 2014, il suo Campus Nestlè prevede infatti una innovativa progettazione degli spazi e supporto di tecnologie avanzate, per cui e' possibile decidere non solo il luogo dove lavorare, dal bar interno o dal cortile, dalle sale riunioni o dalla propria scrivania, ma anche con quali strumenti lavorare. Alla Star il lavoro flessibile è iniziato nella sede aziendale per poi essere eventualmente esteso ad altri ambienti. Nelle Ict spicca il colosso Microsoft Italia che ha appena festeggiato i dieci anni di avvio dello 'smart working'; da un'indagine interna emerge che oltre la metà delle persone (57%) fa 'lavoro agile' tutti i giorni, nelle sue diverse declinazioni. Anche il governo scommette su questa piccola rivoluzione che sta trasformando il mercato del lavoro e il Consiglio dei Ministri il 28 gennaio scorso ha approvato su questo tema un disegno di legge che ora è al vaglio delle due Camere.

Fonte http://www.ansa.it/

Le emoji: il linguaggio vincente

Le emoji, ormai, sono il linguaggio del secolo e, difatti, l’Oxford Dictionary ha consacrato la faccina che piange di gioia come la parola dell’anno.

Le emoji: il linguaggio vincente
L’Oxford University ha proclamato l’emoji della faccina che piange di gioia come parola dell’anno in questi termini: “proprio così, per la prima volta, la Oxford Dictionaries Word of the Year è un’ immagine“. In virtù del fatto che l’emoji, simbolo di origine giapponese a metà  strada tra “immagine” e “scrittura”, declinando la potenza espressiva della lingua in una faccina che ne eleva il potere comunicativo, vince sulle semplici parole. Ma  perché questa scelta e perché proprio questa emoji?
Ebbene, ciò altro non è che il risultato di una ricerca dell’Oxford University Press in collaborazione con la società hi-tech SwiftKey che dimostra proprio che la faccina che piange di gioia è risultata la più utilizzata a livello globale: rappresenta, infatti il 20% di tutte le emoji inviate dai britannici e il 17% di quelle digitate dagli statunitensi.
Di conseguenza, la stessa parola emoji è entrata a pieno diritto nel linguaggio comune, con il suo uso che è più che triplicato nel corso di quest’anno.
La storia delle Emoji rivela un’origine incerta, che si fa  risalire al 1862 quando Abramo Lincoln ne trascrisse una come mostrato dalla figura qui sotto:
lincoln
Ma la consacrazione ufficiale viene comunemente ritenuta nel 1982 quando il professor Scott Fahlman della Carnegie Mellon University, nel fare una battuta e per evitare fraintendimenti, contrassegnò il messaggio con uno smile: “:-)” e invitò gli altri a seguire il suo esempio. Recentemente le emoticon hanno subito una trasformazione, la più importante di sempre: sono diventate emoji grazie a una società di comunicazione giapponese che le ha digitalizzate, rendendole “animate” anche in assenza di animazione.
Diversi studi che si sono occupati del linguaggio del secolo, dimostrano quanto preponderante sia diventato negli ultimi anni, l’uso di queste faccine, sia per l’immediatezza d’impatto che, per il carico emotivo con esse mostrato. Al riguardo, infatti, lo studioso dottor Owen Churches della scuola di psicologia alla Flinders University di Adelaide, chiarisce che il successo delle faccine risiede nella capacità umana di essere attratti dai volti umani più che da qualsiasi altra cosa e dal momento che le emoji altro non sono che dei visi stilizzati, la loro ascesa era prevedibile. Inoltre, con il suo studio, ha mostrato che le aree del cervello che si attivano nel riconoscimento di un’emoji sono le stesse di quelle coinvolte nel riconoscimento dei volti, e a tal proposito sostiene che: “per codificare il nuovo linguaggio abbiamo sviluppato un  nuovo modello di attività cerebrale”.
 
Da ciò si evince, come  le semplici faccine stilizzate dell’emoji che hanno avuto il  merito di unire le immagini alle lettere, siano diventate uno strumento potentissimo, proprio perché colmano il limite delle sempre più diffuse comunicazioni virtuali, l’onnipresente aspetto emotivo delle comunicazioni personali.E con queste premesse, era scontato che le aziende non si lasciassero sfuggire la possibilità di utilizzare questo strumento per adeguarsi alla modernità, risultare più socievoli e aperti al cambiamento e poter così attrarre anche i clienti più scettici, grazie alla simpatia delle faccine.
Ed eccone alcuni esempi: comincia Chevrolet che nel giugno 2015 emana proprio un intero comunicato stampa in lingua emoji, invitando e coinvolgendo il pubblico a  decifrarlo:
cherv
Un esempio solidale, inoltre è quello del WWF che grazie al tweet che segue, permette a coloro che cliccheranno su una qualsiasi emoji animals, di donare 0.10 centesimi per salvare le specie più a rischio.
wwf
Un altro esempio ancora, è quello di Domino’s Pizza che consente agli utenti di Twitter di ordinare una pizza proprio grazie alle emoji.
3
Infine un ultimo esempio di utilizzo di emoji in un’ottica di marketing, lo offre Burger King che invita i propri clienti ad esprimere i propri sentimenti tramite le emoji.
4
 
 
In conclusione, questa breve carrellata di esempi mostra quanto indispensabile sia diventato l’uso delle emoji e come  le diverse aziende si stanno adeguando a questa imperversante tendenza. In fondo chi usa le emoji:
 
- è più popolare sui social;
- ha una migliore performance di comunicazione anche nei contesti formali;
- aiuta il ricevente del messaggio nell’accettare le critiche;
- viene ritenuto più competente e cordiale;
- e dulcis in fundo,è più felice.
 
Quindi, ben venga un utilizzo delle emoji che dia il via libera alla condivisione di emozioni e di empatia nei social e in rete in generale.
 
 
 

Pillole di 2015 - Il nostro anno in breve

Pillole di 2015 - Il nostro anno in breve

"Quando diventiamo grandi spesso ci sentiamo dire che il mondo è fatto come è fatto, che la vita è vivere nel mondo cercando di non andare a sbattere troppo contro i muri.
Ma questa è una vita limitata.
La vita può essere molto più interessante non appena scopriamo un fatto semplice e cioè che tutto ciò che ci circonda e che chiamiamo vita è stato creato da persone che non sono più intelligenti di noi.
E che possiamo cambiarlo. Possiamo influenzarlo.
Possiamo costruire cose nostre, cose che altri possono usare.
Significa scrollarsi di dosso la concezione errata che la vita sia lì e che noi ci limiteremo a viverla invece di abbracciarla, cambiarla, migliorarla, lasciare il nostro segno.
E una volta capito questo, non saremo mai più gli stessi."

- Steve Jobs -

THE BEST IS YET TO COME

Tanti auguri e grazie a tutti !  

 

Amazon, Toyota lancia la prima auto solo per l'ecommerce

È una limited edition di Aygo la prima auto sulla filiale italiana dell'impero di Bezos: in vendita 50 esemplari

Amazon, Toyota lancia la prima auto solo per l'ecommerce
Amazon, il più celebre fra gli e-commerce, diventa anche un “concessionario”: fino al 31 dicembre, gli utenti italiani del sito potranno acquistare online e in esclusiva un’edizione limitata (cinquanta le unità disponibili) di Toyota Aygo.
 
TOYOTA AYGO AMAZON EDITION.
La Toyota Aygo Amazon Edition ha un motore mille a benzina da tre cilindri e 69 cavalli, cambio manuale a cinque rapporti e videocamera posteriore. La versione limitata ha la carrozzeria in tinta Cool White (ma gli specchietti sono arancioni, in omaggio a Amazon), tetto con finitura Carbon Look e cerchi in lega Black. Il modello ha un costo di listino pari a 15.540 euro, ma preordinandola sul sito è previsto uno sconto del 22% sul prezzo, venendo a costare così solo 12.000 euro.
 
COME AVERLA.
Per ottenerla, è sufficiente accedere alla pagina dedicata su amazon.it e, versando un acconto di 100 euro, sarà possibile ritirare la propria auto dopo 15 giorni presso il concessionario Toyota di zona, dove verranno completate le pratiche burocratiche necessarie all’acquisto. Anche qui, Amazon fa valere la sua policy relativamente al diritto di recesso: l’utente ha infatti 14 giorni per restituire il mezzo e ottenere il rimborso dell’intera cifra spesa.
 
 

Consegne in un’ora: Amazon lancia Prime Now in Italia

Consegne in un’ora: Amazon lancia Prime Now in Italia

Quella della rapidità nelle spedizioni, per Amazon, è un'autentica ossessione. Il progetto dei droni è vivissimo - e anche Google è della partita -, ma impatta con regole e limiti di un mondo forse ancora non troppo pronto a certe tecnologie. Anche per questo, però, il colosso di Bezos spinge forte su Prime Now, il servizio dedicato ai clienti Prime che assicura la consegna in un'ora (o al massimo in due), dalle 8 del mattino a mezzanotte, sette giorni alla settimana. Oggi Prime Now arriva in Italia. Lo ha annunciato la stessa società californiana attraverso un comunicato. Il servizio è immediatamente attivo a Milano e in alcune città del suo vasto hinterland, tra le quali Cinisello Balsamo e Paderno Dugnano, e può già contare su 15.000 prodotti, alcuni dei quali sono disponibili solo tramite il nuovo servizio, per esempio pane, yogurt, gelato o minestrone surgelato.

Con un ordine minimo di 19 euro, i clienti Prime possono acquistare prodotti di uso quotidiano come pasta, caffè, pannolini e prodotti per l'infanzia, per la bellezza e la cura della persona, vini e alcolici, ma anche altri prodotti bestseller come videogiochi per console, giocattoli ed attrezzatura sportiva, che saranno consegnati direttamente a casa.

«I clienti Amazon dell'area di Milano possono usare l'app Prime Now da oggi e scoprire più di 15.000 prodotti che possono essere consegnati in un'ora» ha dichiarato François Nuyts, Country Manager di Amazon.it e Amazon.es. «L'Italia è il secondo Paese in Europa dove Prime Now è stato lanciato e siamo molto orgogliosi di offrire ai nostri clienti Prime una consegna ultra-veloce, oltre ai benefici di cui possono già godere grazie al loro abbonamento Prime».


«Tutti noi abbiamo vite molto impegnate e talvolta è facile dimenticare di comprare una bottiglia di vino per una cena con gli amici oppure scoprire che abbiamo finito lo shampoo proprio prima di entrare in doccia. Grazie a Prime Now questo non è più un problema» ha spiegato Mariangela Marseglia, EU Director Prime Now.


Prime Now è disponibile attraverso una App (per iOS e Android) attraverso la quale si possono scegliere i prodotti e ordinarli. La consegna in un'ora ha un costo aggiuntivo di 6,90 euro, mentre quella in due ore è gratuita. L'abbonamento ad Amazon Prime è disponibile per 19,99 euro all'anno, incluso un periodo di prova di 30 giorni per i nuovi iscritti. Si parte oggi da Milano e da alcune cittadine dell'hinterland meneghino. Ma una copertura molto più vasta per l'Italia è prevista entro il 2016. Lo scoglio più visibile rimane il costo: i 6,90 euro per avere un prodotto in un'ora sono un esame importante da superare.

Fonte http://www.ilsole24ore.com/

Calcio 2.0: l’importanza dei social network

Sono molte le motivazioni che spingono le maggiori società calcistiche italiane ad adottare strategie di social media marketing. Scopriamone insieme i benefici.

Calcio 2.0: l’importanza dei social network
La scorsa settimana abbiamo analizzato il rapporto tra il calcio e Instagram. In generale, però, per le società sportive tutti i social network hanno oggi un’importanza vitale. In questo articolo abbiamo voluto analizzare alcune delle ragioni per cui i social sono divenuti così importanti per le società calcistiche:
 
- queste piattaforme consentono maggiore interazione con i tifosi, che in sostanza rappresentano la linfa vitale di ogni club;
 
- tramite i social è possibile diffondere l’universo immaginativo che ruota attorno alla società, come se si trattasse di un vero e proprio brand, con la condivisione di contenuti esclusivi e non convenzionali, come alcune vicende private dei calciatori;
 
- i social consentono di condividere brevi news praticamente in tempo reale, come ad esempio le azioni salienti della partita, ma anche le visite mediche dei calciatori e le frasi più importanti delle conferenze pre-partita;
 
- è possibile raggiungere un pubblico più vasto (internazionale, chiaramente) e avvicinare alla società persone appartenenti a qualunque fascia d’età: i social sono utilizzati soprattutto da dispositivi mobili ed è giusto ricordare che oggi anche bambini e anziani sono in possesso di uno smartphone. Questo consente di avere maggiore visibilità.
 
Anche i tifosi traggono beneficio dalla presenza della propria squadra del cuore sui social network: in questo modo, difatti, possono sentirla più vicina e raggiungibile; possono conversare soltanto con persone che condividono la stessa passione; i contenuti sono facilmente accessibili.
Alcune delle ultime campagne di comunicazione dei maggiori club italiani, diffuse proprio tramite i social network, evidenziano la consapevolezza di voler rendere il tifoso non più soltanto un cliente, ma un membro attivo della società, dandogli la possibilità di compiere delle scelte (ad esempio per il match Inter-Juve è stata data la possibilità ai tifosi nerazzurri di scegliere l’inno da ascoltare al momento dell’ingresso in campo della squadra), rendendoli sempre più partecipi della vita del club.
 
La comunicazione dei club calcistici oggi, quindi, è in sostanza orientata verso il tifoso e diventa più efficace se diffusa tramite i social network.
 

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