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  • [FALL SEVEN TIMES, STAND UP EIGHT.]
  • [SUCCESS IS NOT GIVEN, IT IS EARNED.]
  • [ABBIAMO SCOLPITO IL NOSTRO CARATTERE, ROBUSTO COME UNA QUERCIA SECOLARE, PRONTI A SOPPORTARE I COLPI D'ASCIA DELLA VITA.]
  • [è UN PECCATO IL NON FARE NIENTE COL PRETESTO CHE NON POSSIAMO FARE TUTTO.]
  • [QUALITÀ SIGNIFICA FARE LE COSE BENE QUANDO NESSUNO TI STA GUARDANDO.]
  • [LA FORTUNA NON DONA MAI, PRESTA SOLTANTO.]
  • [NON LA FORZA, MA LA COSTANZA DI UN ALTO SENTIMENTO FA GLI UOMINI SUPERIORI.]
  • [PIù I SOGNI SONO GRANDI PIù è GRANDE LA FATICA.]
  • [THE BEST IS YET TO COME.]
  • [IF YOU CAN DREAM IT, YOU CAN DO IT.]
  • [IL LAVORO NON SI CERCA, SI CREA.]
  • [VOLERE è POTERE.]
  • [CREDERCI SEMPRE, ARRENDERSI MAI.]
  • [Il progresso si deve alla forza delle personalità, non dei principi.]
  • [FAILING TO PLAN IS PLANNING TO FAIL.]
  • [Il coraggio è resistenza alla paura e dominio della paura.]
  • [IL FUTURO è UNA CONQUISTA NON UN REGALO.]
  • [NON CERCARE UNA COLPA. TROVA UN RIMEDIO.]
  • [La massima saggezza confina con la più grande follia.]
  • [NON ASPETTARE IL MOMENTO OPPORTUNO. CREALO.]
  • [LA STESSA TENACIA DELLA GOCCIA CHE SCAVA LA PIETRA.]
  • [Gli ottimisti danno il benvenuto al futuro, i pessimisti lo temono.]
  • [Le strade della lealtà son sempre rette.]
  • [MEMENTO AUDERE SEMPER.]
  • [è DIFFICILISSIMO PARLARE MOLTO SENZA DIRE QUALCOSA DI TROPPO.]
  • [LA FORTUNA NON ESISTE, LA COSTRUIAMO NOI OGNI GIORNO.]
  • [SE AGGIUNGI POCO AL POCO - MA DI FREQUENTE - PRESTO IL POCO DIVENTERà MOLTO.]
  • [Il vostro tempo è limitato, quindi non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. Siate affamati, siate folli!]
  • [La coerenza è il fondamento della virtù.]

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Il venditore è il mestiere più difficile e complesso. Ma molti non lo sanno.

Il venditore è il mestiere più difficile e complesso. Ma molti non lo sanno.

Perché molte aziende hanno organizzazioni di vendita poco performanti? Perché non sanno cosa significhi esattamente essere un venditore professionale.

Da sempre il mestiere del venditore viene sminuito, sottovalutato, bistrattato. Ma sono le aziende per prime a non avere la consapevolezza di quanto difficile e complessa sia questa professione, impegnandosi così scarsamente in una seria attività di recruiting e formazione di queste figure. Così troppo spesso il venditore viene “riciclato” da funzioni in esubero, (“se vuoi restare, puoi provare a fare il venditore”); oppure reclutato fra candidati scarsamente qualificati, che vedono l’attività di vendita come parcheggio temporaneo, o come “ultima spiaggia”.

E come spesso accade ci troviamo di fronte ad una predizione che si autoavvera. Se recluto e utilizzo una forza di vendita scarsamente preparata e senza una attitudine specifica per questa professione, i risultati saranno inevitabilmente scadenti.

I datori di lavoro più “illuminati”, consapevoli che il buon venditore non si identifica con il bravo “imbonitore” li spediscono a frequentare un corso di tecniche di vendita, o di tecniche di chiusura della trattativa. Iniziativa lodevole, ma di certo non esaustiva per costruire una figura professionalmente efficace.

E vorrei quindi sottolineare qui la varietà di competenze che devono rientrare nel bagaglio di un buon venditore, specialmente in una vendita “B to B” a differenza di altre funzioni aziendali più semplici e monotematiche.

- Perfetta conoscenza della propria offerta, e di quella della concorrenza, sia dal punto di vista merceologico sia dal punto di vista commerciale. Caratteristiche tecniche, benefici per il cliente, punti di forza e, punti di debolezza.

- Capacità di analisi. Per effettuare una corretta qualificazione dei prospect, individuare gli attori del processo decisionale, monitorare la situazione di mercato, l’offerta e le strategie dei concorrenti e tanto altro ancora.

- Capacità organizzative e di gestione del tempo. Non solo nella preparazione del giro visite, ma nell’assegnazione delle priorità fra i vari clienti, nel dedicare il tempo adeguato alle attività di pianificazione, CRM e backoffice.

- Abilità di ragionamento numerico. L’offerta spesso si compone di numerosi elementi monetari, finanziari, temporali e logistici che contribuiscono in egual misura alla convenienza economica globale della trattativa. E talvolta ci si trova nella condizione di dover fornire una replica in tempo reale

- Capacità di utilizzo della sfera emotiva e della comunicazione interpersonale (sia nella parte verbale sia nella metacomunicazione). La vendita, dove non sia ancora subentrata la transazione on-line (Amazon, Ebay), resta ancora un rapporto fra persone, dove il triangolo aristotelico “logos, ethos e pathos” resta ancora valido.

- Capacità di negoziazione e finalizzazione. Spesso se non si è “venditori d’assalto” si pensa di avere svolto la propria funzione una volta che il cliente è stato informato adeguatamente sulla propria offerta, lasciando allo stesso la responsabilità di decidere. Giocando quindi un ruolo di sola consulenza. Ma anche se in modo etico resta pur sempre al venditore il ruolo di “chiudere”, costruendo una trattativa che sia il più possibile “win-win”, per porre le basi di una proficua relazione di lungo periodo. Avendo la giusta sensibilità per conoscere i propri limiti di negoziazione, e quelli della controparte.

- Sensibilità sul CRM. Sia la gestione del patrimonio di informazioni attinenti al cliente e alla trattativa, sia le attività post vendita per la sua fidelizzazione richiedono una dedizione che deriva da un’adeguata cultura su queste tematiche. La maggior parte dei commerciali non è realmente consapevole del grande valore delle informazioni raccolte e archiviate su ogni singola trattativa.

- Infine, ma sicuramente non meno importante, il venditore a differenza della maggior parte degli altri ruoli aziendali deve essere dotato di grande resilience. L’insuccesso, la trattativa persa sul filo di lana, il target sfuggito all’ultimo momento fanno parte degli eventi presenti nella vita anche dei migliori. E da queste situazioni si deve avere la forza di risollevarsi.

Se guardiamo la nostra realtà quotidiana, anche in questo caso, come in tanti altri, non resta che prendere atto della visione miope di molte aziende, convinte che il recupero di redditività passi attraverso una riduzione dei costi, e non attraverso lo sviluppo delle proprie risorse. E questo nonostante siano visibili sul mercato fulgidi esempi di aziende virtuose, che grazie agli investimenti sulla propria forza vendite hanno migliorato sensibilmente la loro immagine, la loro quota di mercato e di penetrazione sui clienti e di conseguenza la loro redditività.

Aggiungo, per correttezza, che questo dipende anche dalle soluzioni proposte da molti operatori: un corso di vendita in pillole, che ormai si può seguire tranquillamente e gratuitamente on line, e non un percorso attraverso il quale l’azienda viene seguita lungo tutto il percorso articolato di sviluppo della sua organizzazione commerciale: dalle modalità di recruiting, all’inserimento della risorsa, alla sua corretta motivazione ed incentivazione che ne garantisca non solo la crescita, ma anche la permanenza all’interno dell’organizzazione.

Il verbo inglese “nurture” non è facilmente traducibile in italiano, ma rende perfettamente il concetto: prendersi cura, coltivare, nutrire, favorire lo sviluppo.

Seguendo questa strada i risultati inevitabilmente si vedranno. Magari non il giorno dopo, ma per lungo tempo.

CONVENZIONE CON L'UNIVERSITA' "LUM JEAN MONNET"

Lo stage, o tirocinio formativo e di orientamento, è un periodo di formazione rivolto a studenti durante il percorso di studi (tirocinio curricolare), ai neolaureati entro 12 mesi dal conseguimento del titolo (tirocinio extracurricolare) e ai laureati in stato di disoccupazione/inoccupazione (tirocinio di inserimento/reinserimento lavorativo), presso aziende, enti pubblici e professionisti. Può essere previsto obbligatoriamente dal regolamento del corso di laurea, oppure essere svolto facoltativamente.
Lo stage può avere una durata massima di 12 mesi per gli studenti e 6 per i neolaureati/laureati.
Uno stage coinvolge tre soggetti: lo stagiaire, il soggetto promotore e quello ospitante, ovvero l'azienda o l'ente. Nel percorso formativo entrano anche il tutore universitario, ovvero un docente dell'Ateneo, e il tutore aziendale (non necessariamente coincidente con il rappresentante legale), che guidano e seguono lo stagiaire nello svolgimento del compito previsto.

CONVENZIONE: stabilisce un rapporto di collaborazione grazie al quale un’azienda/ente ha la facoltà di ospitare stagiaire. Viene redatta soltanto in occasione del primo stage ospitato e stabilisce una convenzione "quadro" tra l'Università ed il soggetto ospitante. Deve essere firmata dal Rappresentante legale e ha durata quinquennale.

 

IL NOSTRO CEO TRA I DS PIU' GIOVANI D'ITALIA

“L’uomo che combatte non perde mai” il titolo della sua tesi.

UFFICIALIZZATI I NUOVI DIRETTORI SPORTIVI
 
FIRENZE, 22 maggio 2017 – Sono stati ufficializzati dal Settore Tecnico i nuovi Direttori Sportivi abilitati, che hanno frequentato a Coverciano il corso ad indirizzo amministrativo.
Il corso, inaugurato lo scorso 20 febbraio, ha avuto un programma di 144 ore di lezione mirate a formare la figura professionale del segretario sportivo.
Alla luce dei risultati delle prove finali, i tre migliori neo-abilitati hanno ottenuto una borsa di studio ciascuno e nello specifico sono stati Gianpaolo Bellini, Davide Guglielmetti e Simona Migliorini.
 
Di seguito, l’elenco di tutti i nuovi Direttori Sportivi abilitati:
Giorgio Abeni, Dario Vincenzo Aduasio, Lorenzo Ballero, Alessandro Bedin, Gianpaolo Bellini, Loris Bolzoni, Silvia Canfora, Michele Capovilla, Tommaso Corselli, Filippo Marra Cutrupi,  Guglielmo Maria De Feis, Dario Della Corte, Simone Farina, Napoleone Giuseppe Fichera, Diego Foresti, Paolo Galli, Loris Gervasi, Davide Guglielmetti, Davide Iorio, Umberto Italiani, Luigi Larizza, Kevin Marulla, Tommaso Mattioli, Emilio Miele, Simona Migliorini, Emanuele Mario Passanisi, Francesco Pepe, Manuel Ravelli, Marco Ravelli, Alessio Savia, Riccardo Scarzella, Marco Antonino Scianò, Nicola Siggillino, Matteo Tagliacarne, Davide Teti, Fabrizio Vitagliano, Francesco Xausa, Mirco Zardini e Ivan Zauli.
 

PHARMAEXPO: TUTTO PRONTO PER LA NONA EDIZIONE

PHARMAEXPO: TUTTO PRONTO PER LA NONA EDIZIONE

La Nona edizione di Pharmexpo avrà luogo dal 25 al 27 novembre 2016 alla Mostra d'Oltremare di Napoli. L'unica manifestazione dedicata all'industria farmaceutica del centro sud Italia, in grado di mettere in contatto tra loro un'altissima concentrazione di titolari di farmacie, parafarmacie, studi medici ed aziende farmaceutiche.

Pharmexpo, tra gli eventi di maggiore attrazione in Italia nel settore B2B farmaceutico, è realizzata in stretta collaborazione con FOFI, Federfarma e con la Facoltà di Farmacia per una interdisciplinarità ideale.

La collaborazione con la Regione Campania e con il Servizio Sanitario Nazionale permette azioni specifiche su ricerca, formazione ed innovazione, unitamente ad azioni commerciali e di marketing. Pharmexpo conta quasi 200 espositori e circa 14.000 visitatori professionali, con numeri sempre in crescita.

Anche quest'anno ci sarà la presenza attiva di Federfarma e dell'Ordine dei Farmacisti (e dei Medici) e delle Facoltà di Farmacia di tutte le principali città del centro sud Italia, la presenza di farmacisti sarà quindi più consistente e con provenienza geografica più eterogenea.

Durante la manifestazione saranno effettuati decine di Corsi ECM con accesso a Crediti FAD in collaborazione con la FOFI e Fedefarma e con la presenza garantita di migliaia di farmacisti e medici.

 

PADIGLIONE 6

STAND 657

 

''Smart working'', possibile in sempre piu' aziende

Barilla, entro il 2020 lavoro flessibile per tutti gli impiegati

''Smart working'', possibile in sempre piu' aziende

Prende piede in Italia lo smart working, una nuova forma di telelavoro che permetterà ai dipendenti di svolgere la loro attività in modo più flessibile, ad esempio da casa, per via telematica. Lo smart working, secondo un rapporto della School of management del Politecnico di Milano, è diffuso soprattutto tra le aziende dell'alimentare e dell'Ict. E tra i grandi gruppi c'è chi ci scommette seriamente come è il caso di Barilla che ha cominciato ad offrire questa opportunità di lavorare da casa già nel 2013 e ora pensa di estenderla a tutti gli impiegati entro il 2020. Fino ad oggi, su 1600 dipendenti coinvolti dal progetto, circa 1.200 (oltre il 74%) hanno usufruito dell'opportunità. La modalità dello 'smart working' consente di lavorare fuori dai locali aziendali, anche per un solo giorno a settimana, attraverso i dispositivi elettronici con lo stesso stipendio e la stessa copertura assicurativa di chi invece le canoniche otto ore d'ufficio le passa alla scrivania. "Smart working per Barilla significa tre cose - afferma Alessandra Stasi, responsabile Organization & People Development - In primo luogo, lavorare dovunque, comunque e in qualunque momento. E in secondo luogo vuol dire utilizzare gli spazi in un modo diverso: abbiamo lavorato molto nelle varie sedi per riorganizzare gli uffici intorno alle attività di collaborazione, di comunicazione, di concentrazione individuale, che oggi possono essere fatte anche da remoto. Il terzo aspetto sono le tecnologie digitali". Il progetto di Smart Working in Barilla è aperto a tutti gli impiegati. Tuttavia - sottolinea il gruppo -, esiste una maggiore propensione al suo utilizzo da parte delle donne tra 30 e 55 anni e da chi effettua un tragitto casa-ufficio mediamente lungo. La propensione all'utilizzo invece decresce con l'aumentare dell'età: la fascia più giovane è quella che la utilizza meno. Sempre nel settore alimentare Nestle' ha ricevuto una menzione speciale agli Smart Working Awards 2014, il suo Campus Nestlè prevede infatti una innovativa progettazione degli spazi e supporto di tecnologie avanzate, per cui e' possibile decidere non solo il luogo dove lavorare, dal bar interno o dal cortile, dalle sale riunioni o dalla propria scrivania, ma anche con quali strumenti lavorare. Alla Star il lavoro flessibile è iniziato nella sede aziendale per poi essere eventualmente esteso ad altri ambienti. Nelle Ict spicca il colosso Microsoft Italia che ha appena festeggiato i dieci anni di avvio dello 'smart working'; da un'indagine interna emerge che oltre la metà delle persone (57%) fa 'lavoro agile' tutti i giorni, nelle sue diverse declinazioni. Anche il governo scommette su questa piccola rivoluzione che sta trasformando il mercato del lavoro e il Consiglio dei Ministri il 28 gennaio scorso ha approvato su questo tema un disegno di legge che ora è al vaglio delle due Camere.

Fonte http://www.ansa.it/

Le emoji: il linguaggio vincente

Le emoji, ormai, sono il linguaggio del secolo e, difatti, l’Oxford Dictionary ha consacrato la faccina che piange di gioia come la parola dell’anno.

Le emoji: il linguaggio vincente
L’Oxford University ha proclamato l’emoji della faccina che piange di gioia come parola dell’anno in questi termini: “proprio così, per la prima volta, la Oxford Dictionaries Word of the Year è un’ immagine“. In virtù del fatto che l’emoji, simbolo di origine giapponese a metà  strada tra “immagine” e “scrittura”, declinando la potenza espressiva della lingua in una faccina che ne eleva il potere comunicativo, vince sulle semplici parole. Ma  perché questa scelta e perché proprio questa emoji?
Ebbene, ciò altro non è che il risultato di una ricerca dell’Oxford University Press in collaborazione con la società hi-tech SwiftKey che dimostra proprio che la faccina che piange di gioia è risultata la più utilizzata a livello globale: rappresenta, infatti il 20% di tutte le emoji inviate dai britannici e il 17% di quelle digitate dagli statunitensi.
Di conseguenza, la stessa parola emoji è entrata a pieno diritto nel linguaggio comune, con il suo uso che è più che triplicato nel corso di quest’anno.
La storia delle Emoji rivela un’origine incerta, che si fa  risalire al 1862 quando Abramo Lincoln ne trascrisse una come mostrato dalla figura qui sotto:
lincoln
Ma la consacrazione ufficiale viene comunemente ritenuta nel 1982 quando il professor Scott Fahlman della Carnegie Mellon University, nel fare una battuta e per evitare fraintendimenti, contrassegnò il messaggio con uno smile: “:-)” e invitò gli altri a seguire il suo esempio. Recentemente le emoticon hanno subito una trasformazione, la più importante di sempre: sono diventate emoji grazie a una società di comunicazione giapponese che le ha digitalizzate, rendendole “animate” anche in assenza di animazione.
Diversi studi che si sono occupati del linguaggio del secolo, dimostrano quanto preponderante sia diventato negli ultimi anni, l’uso di queste faccine, sia per l’immediatezza d’impatto che, per il carico emotivo con esse mostrato. Al riguardo, infatti, lo studioso dottor Owen Churches della scuola di psicologia alla Flinders University di Adelaide, chiarisce che il successo delle faccine risiede nella capacità umana di essere attratti dai volti umani più che da qualsiasi altra cosa e dal momento che le emoji altro non sono che dei visi stilizzati, la loro ascesa era prevedibile. Inoltre, con il suo studio, ha mostrato che le aree del cervello che si attivano nel riconoscimento di un’emoji sono le stesse di quelle coinvolte nel riconoscimento dei volti, e a tal proposito sostiene che: “per codificare il nuovo linguaggio abbiamo sviluppato un  nuovo modello di attività cerebrale”.
 
Da ciò si evince, come  le semplici faccine stilizzate dell’emoji che hanno avuto il  merito di unire le immagini alle lettere, siano diventate uno strumento potentissimo, proprio perché colmano il limite delle sempre più diffuse comunicazioni virtuali, l’onnipresente aspetto emotivo delle comunicazioni personali.E con queste premesse, era scontato che le aziende non si lasciassero sfuggire la possibilità di utilizzare questo strumento per adeguarsi alla modernità, risultare più socievoli e aperti al cambiamento e poter così attrarre anche i clienti più scettici, grazie alla simpatia delle faccine.
Ed eccone alcuni esempi: comincia Chevrolet che nel giugno 2015 emana proprio un intero comunicato stampa in lingua emoji, invitando e coinvolgendo il pubblico a  decifrarlo:
cherv
Un esempio solidale, inoltre è quello del WWF che grazie al tweet che segue, permette a coloro che cliccheranno su una qualsiasi emoji animals, di donare 0.10 centesimi per salvare le specie più a rischio.
wwf
Un altro esempio ancora, è quello di Domino’s Pizza che consente agli utenti di Twitter di ordinare una pizza proprio grazie alle emoji.
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Infine un ultimo esempio di utilizzo di emoji in un’ottica di marketing, lo offre Burger King che invita i propri clienti ad esprimere i propri sentimenti tramite le emoji.
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In conclusione, questa breve carrellata di esempi mostra quanto indispensabile sia diventato l’uso delle emoji e come  le diverse aziende si stanno adeguando a questa imperversante tendenza. In fondo chi usa le emoji:
 
- è più popolare sui social;
- ha una migliore performance di comunicazione anche nei contesti formali;
- aiuta il ricevente del messaggio nell’accettare le critiche;
- viene ritenuto più competente e cordiale;
- e dulcis in fundo,è più felice.
 
Quindi, ben venga un utilizzo delle emoji che dia il via libera alla condivisione di emozioni e di empatia nei social e in rete in generale.
 
 
 

Amazon, Toyota lancia la prima auto solo per l'ecommerce

È una limited edition di Aygo la prima auto sulla filiale italiana dell'impero di Bezos: in vendita 50 esemplari

Amazon, Toyota lancia la prima auto solo per l'ecommerce
Amazon, il più celebre fra gli e-commerce, diventa anche un “concessionario”: fino al 31 dicembre, gli utenti italiani del sito potranno acquistare online e in esclusiva un’edizione limitata (cinquanta le unità disponibili) di Toyota Aygo.
 
TOYOTA AYGO AMAZON EDITION.
La Toyota Aygo Amazon Edition ha un motore mille a benzina da tre cilindri e 69 cavalli, cambio manuale a cinque rapporti e videocamera posteriore. La versione limitata ha la carrozzeria in tinta Cool White (ma gli specchietti sono arancioni, in omaggio a Amazon), tetto con finitura Carbon Look e cerchi in lega Black. Il modello ha un costo di listino pari a 15.540 euro, ma preordinandola sul sito è previsto uno sconto del 22% sul prezzo, venendo a costare così solo 12.000 euro.
 
COME AVERLA.
Per ottenerla, è sufficiente accedere alla pagina dedicata su amazon.it e, versando un acconto di 100 euro, sarà possibile ritirare la propria auto dopo 15 giorni presso il concessionario Toyota di zona, dove verranno completate le pratiche burocratiche necessarie all’acquisto. Anche qui, Amazon fa valere la sua policy relativamente al diritto di recesso: l’utente ha infatti 14 giorni per restituire il mezzo e ottenere il rimborso dell’intera cifra spesa.
 
 

Calcio 2.0: l’importanza dei social network

Sono molte le motivazioni che spingono le maggiori società calcistiche italiane ad adottare strategie di social media marketing. Scopriamone insieme i benefici.

Calcio 2.0: l’importanza dei social network
La scorsa settimana abbiamo analizzato il rapporto tra il calcio e Instagram. In generale, però, per le società sportive tutti i social network hanno oggi un’importanza vitale. In questo articolo abbiamo voluto analizzare alcune delle ragioni per cui i social sono divenuti così importanti per le società calcistiche:
 
- queste piattaforme consentono maggiore interazione con i tifosi, che in sostanza rappresentano la linfa vitale di ogni club;
 
- tramite i social è possibile diffondere l’universo immaginativo che ruota attorno alla società, come se si trattasse di un vero e proprio brand, con la condivisione di contenuti esclusivi e non convenzionali, come alcune vicende private dei calciatori;
 
- i social consentono di condividere brevi news praticamente in tempo reale, come ad esempio le azioni salienti della partita, ma anche le visite mediche dei calciatori e le frasi più importanti delle conferenze pre-partita;
 
- è possibile raggiungere un pubblico più vasto (internazionale, chiaramente) e avvicinare alla società persone appartenenti a qualunque fascia d’età: i social sono utilizzati soprattutto da dispositivi mobili ed è giusto ricordare che oggi anche bambini e anziani sono in possesso di uno smartphone. Questo consente di avere maggiore visibilità.
 
Anche i tifosi traggono beneficio dalla presenza della propria squadra del cuore sui social network: in questo modo, difatti, possono sentirla più vicina e raggiungibile; possono conversare soltanto con persone che condividono la stessa passione; i contenuti sono facilmente accessibili.
Alcune delle ultime campagne di comunicazione dei maggiori club italiani, diffuse proprio tramite i social network, evidenziano la consapevolezza di voler rendere il tifoso non più soltanto un cliente, ma un membro attivo della società, dandogli la possibilità di compiere delle scelte (ad esempio per il match Inter-Juve è stata data la possibilità ai tifosi nerazzurri di scegliere l’inno da ascoltare al momento dell’ingresso in campo della squadra), rendendoli sempre più partecipi della vita del club.
 
La comunicazione dei club calcistici oggi, quindi, è in sostanza orientata verso il tifoso e diventa più efficace se diffusa tramite i social network.
 

E-commerce oltre quota 16 miliardi

E-commerce oltre quota 16 miliardi

Sempre più beni fisici entrano nel carrello digitale della spesa, ma per il momento i servizi hanno ancora un peso dominante. È questa l'evoluzione che contraddistingue l'e-commerce B2C in Italia, dove i prodotti sono all'inseguimento dei servizi. Quest'anno i primi hanno raggiunto quota 6,7 miliardi (+21% sul 2014) di acquistato, mentre i servizi si avvicinano ai 9,9 miliardi (+12%) e valgono il 60% del mercato. Nel complesso le vendite B2C superano i 16,6 miliardi con un aumento di oltre il 16%, e una penetrazione sul totale delle vendite che arriva al 4 per cento.

I settori trainanti sono il turismo (+14% sul 2014), l'hi-tech (+21%), l'abbigliamento (+19%) - trainato da pesi massimi come Yoox o Zalando - per finire con l'editoria (+31%, pari a un aumento di 140 milioni), soprattutto grazie all'acquisto di libri.

È la fotografia che emerge dalla tredicesima edizione dell'Osservatorio eCommerce B2C curato da Politecnico di Milano e da Netcomm che viene presentato oggi.

«Quest'anno - spiega Riccardo Mangiaracina, direttore dell'Osservatorio - i prodotti emergenti acquistati online sono quelli dei settori alimentare, grocery e largo consumo confezionato, bellezza, giocattoli, mobili e complementi d'arredo, che nel complesso valgono poco più di un miliardo di vendite, mentre qualche anno fa non erano nemmeno rilevati». Un altro fenomeno del 2015 è legato alla maggiore presenza dei prodotti artigianali. Un aiuto arriva dai pesi massimi dell'e-commerce che agevolano la presenza di start up e artigiani. Ne è un esempio la categoria “made in Italy” di Amazon, vetrina planetaria in cui si concentra l'offerta dei prodotti artigianali e delle micro imprese locali. Altri giocano invece la carta dell'aggregazione come, per esempio, le start up Velasca, Lanieri, Quattrocento, Segno Italiano e Luca Fanoni, presenti online con prodotti complementari. Molte piccole realtà aggiungono l'e-com al sito aziendale, come Umberto Brignone, 23 anni, terza generazione di maestri pasticceri che dalle Langhe vende online in tutta Europa i Droneresi, specialità locali.

Altri trend di successo sono quelli degli aggregatori, vere e proprie vetrine virtuali dei negozi online a cui si aggiungono le vendite flash e private per finire con i portali alberghieri. «Nel complesso generano il 37% del fatturato consumer e crescono con un ritmo superiore alla media» aggiunge Alessandro Perego, direttore scientifico degli Osservatori digital innovation del Politecnico di Milano.

Sul fronte dei servizi è il turismo a fare la parte del leone: vale 7,8 miliardi, quasi metà dell'e-commerce B2C nazionale. Oltre ai biglietti, ci si rivolge alle agenzie di viaggi online per prenotare hotel e ai siti delle compagnie per le crociere. La voce assicurazioni vale 1,2 miliardi, mentre i servizi, come le ricariche o i biglietti per eventi, altri 890 milioni.

Qual è il profilo degli acquirenti? «Sono 11 milioni gli e-shopper abituali dell'e-commerce - risponde Roberto Liscia, presidente Netcomm -, perlopiù nella fascia di età tra i 30 e i 55 anni, prevalentemente uomini e che almeno una volta al mese assolvono anche la funzione di “responsabili degli acquisti digitali” per la famiglia. Nei primi sei mesi dell'anno il 57% dei beni acquistati era un prodotto fisico, con un trend superiore a quello dei servizi e beni digitali». La loro spesa pro capite annua ammonta a 1.280 euro contro i 320 degli e-shopper sporadici e nel 96% si paga con carta di credito e Paypal. «Notiamo un aumento delle vendite di grandi elettrodomestici e prodotti di fascia alta - conclude Edoardo Giorgetti, managing director di Banzai ecommerce -. Crescono anche gli acquisti in mobilità, da smartphone e tablet».

Fonte http://www.ilsole24ore.com/

La birra Peroni si beve Budweiser

AB InBev compra SabMiller per 91 miliardi di euro: il gruppo controllerà 1/3 del mercato. Il nodo Antitrust

La birra Peroni si beve Budweiser

Nel mondo delle bionde si brinda alla quarta fusione più ricca della storia dell'economia. Dopo un lungo corteggiamento SabMiller e AB InBev, i due colossi delle birre, andranno a nozze portando in dote 68 miliardi di sterline (91 miliardi di euro, 104 miliardi di dollari). Numeri da capogiro che secondo Business Insider sono stati superati solo dalle operazioni Time Warner-Aol (186,2 miliardi di dollari), Vodafone-Mannesman (185 miliardi) e Verizon-Cellco (130 miliardi). Quanto al mercato britannico, il precedente record spettava alla fusione da 47 miliardi di sterline fra British Gas e Royal Dutch Shell.

Dopo ben tre offerte, tutte rispedite al mittente, alla fine il colosso britannico-sudafricano SabMiller è capitolato accettando l'offerta di acquisto dal leader del settore, il gruppo belga-brasiliano AB InBev che acquisirà le azioni per 44 sterline (prima offerta da 38 sterline), valorizzando la capitalizzazione della ex rivale circa 71 miliardi di sterline. Il prezzo riconosce un premio del 50% rispetto al valore del titolo il 14 settembre, il giorno prima che partissero le speculazioni sull'operazione. Una potenza di fuoco che farà lavorare molto le autorità Antitrust. Anche se gli analisti sembrano ridimensionare i rischi, ci vorrà oltre un anno perché tutte le autorità nazionali possano approvare l'operazione. Che il problema Antitrust esista, lo prova il fatto che AB InBev si è impegnata a pagare 3 miliardi di dollari (2,64 miliardi di euro) nell'eventualità che l'accordo salti (la firma finale è attesa il 28 ottobre).

A nozze celebrate, Peroni, Nastro Azzurro, Grolsch e Pilsner Urquell, tra i marchi più importanti di SabMiller, si uniranno dunque agli oltre 200 brand di AB InBev, tra cui Budweiser, Corona e Stella Artois. La megafusione darà vita a un gruppo da più di 250 miliardi di euro di capitalizzazione, che opererà in tutti i principali mercati della birra e aprirà al gruppo belga brasiliano le porte dell'Africa. Tuttavia, il nuovo colosso controllerà "solo" un terzo del mercato mondiale. «Questo perché nel mondo delle birre c'è una elevata frammentazione - spiega un analista - e si sono fatti strada con prepotenza i produttori di birre artigianali». Insomma, sembra che i piccoli birrai si stiano accaparrando sempre più bevitori contribuendo al rallentamento dei grandi, soprattutto negli Usa. I birrifici artigianali, secondo i dati della Brewers Association, detenevano oltre il 18% delle vendite di birra al dettaglio nel 2014, in crescita del 3% rispetto al 2013. Per contro, il volume complessivo di birra è cresciuto negli Stati Uniti soltanto dello 0,5% nel 2014, e calato nel mondo dell'1%. La mega fusione è stata quindi studiata per contrastare questo mercato e per la crescente crisi dei Paesi emergenti. D'altra parte SabMiller è diventata quello che è oggi dopo 20 anni di acquisizioni: dalla colombiana Bavaria all'australiana Foster's nel 2011, si è trasformata da semplice produttore di birra del Sud Africa a numero due del mondo. E lo stesso vale per Ab InBev che in 10 anni ha investito 100 miliardi di dollari per fare razzia di produttori. In Borsa la notizia è stata valutata positivamente: SabMilleer ha messo a segno un rialzo del 9% e InBev dell'1,66 per cento.

Fonte  http://www.ilgiornale.it/

Da oggi NUTELLA parla proprio come te ...!

Nutella ha lanciato una campagna di social media marketing per presentare i nuovi barattolini che parlano i dialetti d'Italia.

Da oggi NUTELLA parla proprio come te ...!

“Da oggi Nutella parla proprio come te”. Con queste parole – diffuse sui propri canali social – la multinazionale fondata da Pietro Ferrero nel 1964 ha lanciato la sua nuova campagna di social media marketing ideata proprio per l’Italia. O per le varie parti di cui è composta visto che, in fondo, questo è il Paese dai mille volti. La regina della crema alla nocciola ha così messo in vendita migliaia di vasetti con su scritto il buongiorno nei vari dialetti della penisola nostrana (più il Napoletano, visto che l’Unesco ne ha riconosciuto il patrimonio come lingua). Da questo immenso lavoro, sono scaturite ben 135 espressioni molto simpatiche – che avvicinano il brand ad ogni tipo di consumatore – frutto dello studio di ben 16 aree geografiche.

Fonte http://www.insidemarketing.it 

La sofferenza di molti è causata dall'incapacità di pochi

Spesso uomini mediocri vengono scambiati per statisti

La sofferenza di molti è causata dall'incapacità di pochi
Le più gravi catastrofi avvengono spesso per un insieme di motivi banali, per errori grossolani di valutazione, talvolta per invidia, per ignoranza, per rancori personali, per vendetta.
 
Le grandi decisioni della storia, il «grande gioco» come viene chiamato, vengono pur sempre prese da uomini che hanno le nostre stesse emozioni, le nostre stesse illusioni, le nostre stesse debolezze.
 
Non c'è un vero motivo per cui è avvenuta la Prima guerra mondiale da cui l'Europa, padrona del mondo, è uscita mortalmente ferita. Hanno giocato un ruolo l'ambizione del Kaiser, lo strapotere coloniale inglese, l'età avanzata dell'imperatore, i nazionalismi ed anche l'incapacità dei militari di capire come si sarebbe svolto il conflitto. E quelli che allora apparivano come grandi statisti, grandi generali erano in realtà uomini mediocri, arrivati al potere perché astuti, abili nelle manovre politiche e di corridoio.
 
A volte la catastrofe dipende dall'errore o dalla debolezza di uno solo. La divisione dell'Europa e la Guerra fredda sono dovute al fatto che F.D. Roosevelt, malato e indebolito intellettualmente, non ha capito che Stalin mentiva e che, occupata la sua parte di Europa, vi avrebbe installato dei regimi comunisti. Napoleone si è fermato tanto tempo a Mosca perché aspettava scioccamente che lo zar (che si trovava a San Pietroburgo) gli chiedesse la pace. L'attuale crisi del Medio Oriente è dovuta alla crassa ignoranza di due presidenti americani: G.W Bush e Barack Obama che non sapevano niente del mondo islamico ed erano fermamente convinti che, tolto di mezzo il tirannello locale, paesi come Afghanistan, Irak, Siria e Libia sarebbero divenuti pacifiche democrazie filoamericane. Invece vi sono esplosi movimenti integralisti antiamericani come i talebani e il califfato, armati da paesi che erano storici alleati degli Usa: Turchia, Arabia Saudita e Qatar. Quanto al pacifista e moralista Obama, non sapeva nemmeno che c'era una guerra fra sunniti e sciiti e così si è alleato e messo in conflitto con tutti e due. La tragedia della Siria è conseguenza di questa sua contraddizione ed inerzia al punto che persino il segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon ha protestato e chiesto di arrivare ad una decisione.
 

Ricordando Steve Jobs

Ricordando Steve Jobs
«Non accontentatevi mai e non abbiate paura delle sconfitte. Da lì arrivano le svolte migliori». Oggi ricorre l’anniversario della morte di Steve Jobs (5 ottobre 2011). siamo andati a rileggere il famoso discorso agli studenti di Standford:  sempre bellissimo e attuale. 
 
«Voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Solo tre storie.  La prima verte sulla tematica dell’”unire i puntini” di una vita. Quando ero giovane ho lasciato l’università dopo soli sei mesi, ma ho continuato a seguire i corsi per un altro anno e mezzo, poi me ne sono andato definitivamente. Perché l’ho fatto? E’ iniziato tutto prima che nascessi. La mia madre biologica era una giovane studentessa universitaria e quando rimase incinta decise di darmi in adozione. Voleva a tutti i costi che io fossi adottato da una coppia di persone laureate, e si adoperò affinché le cose fossero organizzate per farmi vivere nella casa di un avvocato e di sua moglie. Sfortunatamente quando nacqui, questa coppia cambiò idea all’ultimo momento e decise che voleva adottare una femmina. Così, i miei futuri genitori adottivi, che erano al secondo posto nella lista d’attesa, ricevettero una telefonata nel bel mezzo della notte: «C’è un bambino, un maschietto, inatteso. Lo volete?». Loro risposero: «Certo!». In seguito la mia mamma biologica scoprì che questa coppia non era laureata: la donna non aveva terminato il college e l’uomo non si era neppure diplomato al liceo. Pertanto si rifiutò di firmare le ultime carte relative all’adozione. Cambiò idea alcuni mesi dopo, quando i miei genitori adottivi promisero che un giorno mi avrebbero mandato al college. E 17 anni dopo ci andai. Ma ingenuamente ne scelsi uno costoso quanto Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori furono investiti per pagarmi le rette. Dopo sei mesi non riuscivo a trovare il reale valore di tutto ciò. Non sapevo minimamente ciò che avrei voluto fare della mia vita e non immaginavo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Intanto stavo dilapidando tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta una vita. Così decisi di mollare e di continuare ad avere fiducia: tutto sarebbe andato bene lo stesso.
 
 
 
 La prima storia riguarda un corso di calligrafia
 
All’epoca fu molto dura prendere una tale decisione, ma se guardo indietro è stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso nella mia vita. Al momento dell’abbandono del college, smisi di seguire i corsi che non mi interessavano e iniziai a seguire invece quelli che trovavo più interessanti.
 Non è stato semplice. Non avevo una stanza nel dormitorio, ero costretto a dormire per terra nelle camere dei miei amici. Per comprarmi da mangiare riportavo al venditore le bottiglie di Coca-Cola in cambio di cinque centesimi di deposito, e camminavo per sette miglia in giro per la città, ogni domenica notte, per guadagnarmi finalmente un buon pasto settimanale al tempio degli Hare Krishna. Lo adoravo. Ma tutto quello che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato poi senza prezzo. Vi faccio un esempio.
 Il Reed College all’epoca offriva forse i migliori corsi di calligrafia del Paese. Nel campus, ogni poster e ogni etichetta erano scritte a mano con calligrafie stupende. Avevo abbandonato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito quello di calligrafia per imparare a scrivere in quel modo. Fu lì che imparai morfologia e utilizzo dei caratteri Serif e Sans Serif (???? ), le differenze tra gli spazi tra le combinazioni di lettere, compresi che cosa rende grande una stampa tipografica testuale. Fu bellissimo e io lo trovavo affascinante.
 
Nessuna di queste cose aveva però alcuna speranza di trovare un’applicazione pratica nella mia vita. Ma 10 anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo computer Macintosh, tutto mi tornò utile. E lo veicolammo nel Mac. È stato il primo computer con caratteri tipografici di grande qualità. Se non avessi partecipato al corso di calligrafia, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o spaziati con criteri proporzionali. E visto che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con tali caratteristiche. Se non avessi abbandonato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i personal computer ora avrebbero potuto essere scevri delle capacità di tipografia che invece possiedono. Certamente era impossibile per me, all’epoca in cui ero al college, “unire i puntini” guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto evidente guardando indietro 10 anni più tardi.
 Quindi, non è possibile “unire i puntini” guardando avanti; si possono unire solo a posteriori, guardando indietro. Pertanto bisogna aver sempre fiducia che i puntini in qualche modo, nel vostro futuro, si uniranno. Dovete credere in qualcosa: il nostro ombelico, destino, vita, karma, qualsiasi cosa. Questo approccio non mi ha mai abbandonato e ha sempre fatto la differenza nella mia vita.
 
 
 
 La seconda storia riguarda l’amore
 
Sono stato fortunato: ho scoperto presto cosa fare nella vita. Woz (Steve Wozniak) e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in dieci anni Apple da noi due nel garage è passata a  essere una compagnia da 2 miliardi di dollari con più di 4.000 dipendenti. Avevo appena compiuto 30 anni quando sono stato licenziato. Come si può essere licenziati dall’azienda da te fondata?
 Beh, quando Apple era cresciuta, avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l’azienda insieme a me. E per il primo anno le cose andarono bene. Ma poi le nostre visioni circa il futuro iniziarono a divergere e alla fine ci scontrammo. A questo punto, il Consiglio di Amministrazione si schierò dalla sua parte. A 30 anni ero fuori. E in modo plateale. Quello che era stato l’obiettivo principale della mia vita era andato perduto e io ero distrutto.
 Per alcuni mesi non sapevo davvero che fare. Sentivo di aver tradito la generazione di imprenditori prima di me; come se avessi perso la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce cercando di scusarmi per aver fallito così miseramente. Era stato un fallimento pubblico e io pensai anche di scappare via dalla Silicon Valley.
 Ma qualcosa cominciò a sorgere lentamente in me, amavo ancora le cose che avevo fatto. L’evoluzione degli eventi con Apple non modificò di una virgola il mio atteggiamento. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare. Non me ne reso conto, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la cosa migliore che mi potesse accadere. La pesantezza di avere successo era stata sostituita dalla leggerezza di essere ancora un esordiente, molto meno sicuro su ogni cosa. Ciò mi permise di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.
 Durante i cinque anni successivi, fondai un’azienda chiamata NeXT, un’altra chiamata Pixar e mi innamorai di una donna fantastica che sarebbe divenuta mia moglie. La Pixar creò il primo film in animazione digitale Toy Story, e attualmente è lo studio di animazione di maggior successo al mondo. In un considerevole susseguirsi degli eventi, Apple ha poi comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia che abbiamo sviluppato a NeXT è al centro dell’attuale rinascita di Apple. Inoltre Laurene e io abbiamo costruito una splendida famiglia. Sono alquanto certo che niente di tutto questo sarebbe accaduto se Apple non mi avesse licenziato. Fu una medicina dal sapore decisamente amaro, ma ritengo che il paziente ne avesse necessità.Qualche volta la vita ti colpisce alla testa con un mattone. Ma non bisogna perdere la fede. Sono convinto che l’unica cosa che mi abbia fatto andare avanti sia stato l’amore per ciò che ho fatto. Bisogna trovare quel che si ama. E questo è vero sia per il nostro lavoro sia le persone amate. Il lavoro riempirà gran parte della vostra vita, e l’unico modo per essere davvero soddisfatti è fare ciò che crediamo essere un ottimo lavoro. E l’unico modo per fare un ottimo lavoro è amare quello che facciamo. Se non l’avete ancora trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Ve lo dico con tutto il cuore, lo capirete quando lo troverete. E, come in tutti i grandi rapporti, migliorerà con il trascorrere del tempo. Quindi, continuate a cercare fino a quando lo troverete.
 
 
 
La terza storia riguarda la morte
 
Quando avevo 17 anni, lessi una citazione che diceva più o meno così: «Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, un giorno constaterai che hai fatto bene». Ciò mi colpì e da allora, nei 33 anni successivi, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, avrei voglia di fare quello che sono in procinto di fare oggi?”. E ogni volta che la risposta è stata no per troppi giorni di seguito, so che devo cambiare qualcosa.
 Ricordarmi che morirò presto è lo strumento più importante che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose – le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutte le paure di imbarazzo o fallimento – svaniscono dinanzi alla morte, lasciando solo ciò che è davvero importante. Ricordarci che stiamo morendo è il modo migliore che io conosca per evitare la trappola di pensare che abbiamo sempre qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore.
 Circa un anno fa, mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto una Tac alle 7.30 del mattino che ha mostrato chiaramente che avevo un tumore al pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse il pancreas. I dottori mi dissero che questa tipologia di cancro era il più delle volte incurabile e che la mi aspettativa di vita era di 3-6 mesi. Il mio dottore mi disse di mettere ordine nei miei affari (che nel linguaggio medico significa preparati a morire). Significa prepararsi a dire in pochi mesi ai tuoi figli tutto quello che credevi di poter dire loro in dieci anni. Significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Significa dire i tuoi addio.
 Ho vissuto con quella diagnosi tutto il giorno. In tarda serata ho fatto una biopsia, ossia mi hanno infilato un endoscopio giù per la gola, attraverso lo stomaco sino all’intestino, mi hanno inserito un ago nel pancreas e prelevato alcune cellule dal mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie ,che era lì, mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a piangere, perché è risultato essere un tipo di cancro al pancreas molto raro e curabile con l’ intervento chirurgico. Ho fatto l’intervento e adesso sto bene.
 Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che resti tale per qualche altro decennio. Essendoci passato, adesso posso raccontarvelo con un po’ più di certezza rispetto a quando la morte per me era solo un concetto astratto.  Nessuno vuole morire. Anche le persone che anelano al paradiso, in realtà non vogliono morire per andarci. Ma la morte è la fine che tutti condividiamo. Nessuno le è mai sfuggito. E così deve essere, perché la morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della vita. E’ l’agente di cambiamento della vita. Spazza via il vecchio per fare posto al nuovo. Ora il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, diventerete gradualmente il vecchio e verrete spazzati via. Scusate se sono così drastico, ma è vero.
 
Il tempo è limitato, non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro
 
Non fatevi intrappolare dai dogmi, ossia vivere seguendo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il frastuono delle opinioni altrui soffochi la vostra voce interiore.
 
E, cosa più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. Essi sanno già che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.
 

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